Lester Brown, nome noto tra coloro che hanno a cuore riforme socio-economico-ambientali, è recentemente intervenuto a Woodstock 5 stelle, una manifestazione organizzata da Beppe Grillo.
Tralasciando la manifestazione in sè, è interessante l'intervento di Brown, di cui riporto parte del testo preso dal sito di Grillo.
Buona lettura.
Il mio nome è Lester Brown. Lavoro alla ricerca e alla produzione di testi sulle questioni ambientali e sono il presidente dell'Earth Policy Institute, un istituto di ricerca ambientale no-profit a Washington, DC.
Una coda di auto lunga cento miglia:
Poco tempo fa, abbiamo letto sui giornali e visto in televisione, un ingorgo stradale in Cina. C’era una fila di macchine lunga 100 miglia e durò nove giorni. Non potete neanche immaginare. Può sembrare comico, ma le persone bloccate in quell’ingorgo, per nove giorni, non l’hanno trovato per nulla divertente. Ciò che stiamo iniziando a vedere è una crescente richiesta delle risorse del pianeta, che si tratti di terra, acqua, sistema climatico o pesca. Tutto è sotto stress. Stiamo creando una situazione in cui il disboscamento delle foreste, lo sfruttamento dei pascoli, la pesca e la coltivazione della terra hanno raggiunto livelli molto elevati, aumentando le emissioni di CO2 rilasciate nell’atmosfera e generando così cambiamenti climatici a una velocità e con dimensioni mai viste prima e che, fino a pochi anni fa, erano inimmaginabili. La nostra sfida è di stabilizzare la relazione tra l’uomo e il sistema terrestre e questo sforzo coinvolge molte componenti. Io sto già attuando una possibile soluzione. Questo sforzo coinvolge molte componenti. Noi, all’Earth Policy Institute, lo chiamiamo Piano B. Il Piano A è business, come al solito. Il Piano A non sta funzionando molto bene. Il Piano B richiede riduzioni di emissioni di anidride carbonica derivanti dalla combustione di combustibili fossili dell’80%, non entro il 2050, che è ciò che i politici amano dichiarare, ma entro il 2020. Stiamo cercando di stabilizzare la popolazione mondiale a un numero non superiore agli 8 miliardi. Un terzo elemento è eliminare la povertà: stabilizzare la popolazione ed eliminare la povertà sono elementi che vanno di pari passo. Più riusciamo a rallentare la crescita della popolazione e accelerare il passaggio a famiglie più ristrette, più facile sarà eliminare la povertà. Più eliminiamo la povertà, più facile sarà avere famiglie meno numerose e stabilizzare la popolazione mondiale. Il quarto componente del Piano B è ripristinare il naturale sistema di supporto all’economia: foreste, campi, terreni, falde acquifere, riserve di pesca. Questa è un’enorme sfida che la nostra generazione si trova a dover affrontare. Se non affrontiamo questa sfida, le prossime generazioni non avranno nemmeno la possibilità di farlo. Quando parliamo di ridurre le emissioni di anidride carbonica dell’80% entro il 2020, la gente è piuttosto attonita perché si tratta di un risultato decisamente ambizioso. Perchè non ci siamo mai fatti questa domanda: “Cosa pensiamo che sia politicamente realizzabile?”. Al contrario, noi siamo partiti dalla scienza e abbiamo chiesto: “Cosa dobbiamo fare, e quanto poco tempo abbiamo, per ridurre le emissioni di anidride carbonica se vogliamo salvare il ghiacciaio continentale della Groenlandia? Quanto tempo abbiamo per chiudere, per esempio, gli stabilimenti alimentati a carbone se vogliamo salvare il ghiacciaio della Groenlandia?”. Il ghiacciaio continentale della Groenlandia si sta sciogliendo a una velocità sempre crescente. Se continuiamo con le nostre solite attività, quasi sicuramente perderemo il ghiacciaio groenlandese. La sfida è chiudere velocemente le centrali alimentate a carbone così da poter salvare il ghiacciaio continentale della Groenlandia. Se continua il disgelo, il livello del mare aumenterà di 7 metri. Questo significa che l’aumentare del livello del mare causato dallo scioglimento del ghiacciaio groenlandese potrebbe inondare molte delle città costiere di tutto il mondo, centinaia di città costiere, da Londra, a Shanghai, a New York.
L'energia solare dell'Algeria:
Dobbiamo pensare a come porre un freno al nostro utilizzo di carburanti fossili, in primo luogo il carbone, ma anche il petrolio. Stiamo assistendo a una situazione in cui l’innalzamento del livello del mare, causato dallo scioglimento dei ghiacciai, da solo può inondare molte città costiere, ma anche tutte le risaie sul delta dei fiumi asiatici.
A pensarci è sorprendente, ma l’idea che lo scioglimento dei ghiacci su un’isola nel lontano Nord Atlantico possa minacciare la coltivazione del riso in Asia non è immediatamente ovvio. Ma questa è la situazione in cui ci troviamo oggi. La buona notizia è che stiamo assistendo ad alcuni progressi straordinari nel mondo, sia nello sviluppo delle fonti di energia rinnovabili – come l’eolico, il solare e il geotermico – ma anche nella prevenzione della costruzione di nuovi stabilimenti alimentati a carbone, e cominciare a chiudere quelli esistenti. Con l’eolico, per esempio, abbiamo visto che lo stato americano del Texas, uno dei produttori leader di petrolio da almeno un secolo, è oggi il leader nella produzione dell’elettricità dal vento. Se il Texas ultimasse tutti gli impianti eolici previsti, o in costruzione, genererebbe più energia di quanto i 24 milioni di abitanti del Texas potrebbero consumare. Perciò il Texas potrebbe esportare l’energia generata dall’eolico al resto degli Stati Uniti nello stesso modo in cui, tradizionalmente, esportava il petrolio. Ma oggi la storia più eclatante sull’eolico appartiene alla Cina. Nel 2009, la Cina ha sorpassato gli Stati Uniti nella capacità addizionale installata in quell’anno. La Cina ha installato 12.000 megawatt contro i 10.000 degli Stati Uniti. Ma oltre a ciò, il governo Cinese ha annunciato un programma basato sull’eolico, un programma di sviluppo dell’energia eolica su larga scala, mai visto finora. Hanno pianificato 7 mega complessi eolici che, tutti insieme, avranno una capacità di generazione di oltre 130.000 megawatt. Sarebbe l’equivalente della costruzione di un nuovo stabilimento a carbone al giorno per i prossimi due anni e mezzo. È smisurato. Non abbiamo mai visto uno sviluppo di tali dimensioni prima d’ora. Ma ancora più impressionante è il risultato di un inventario che un team cinese e americano ha fatto delle risorse eoliche della Cina: il team ha pubblicato un articolo sulla rivista “Science” in cui mostra che la Cina ha sufficiente energia eolica accumulata da poter aumentare l’attuale consumo elettrico di 18 volte. Ho voluto fare questo esempio solo per dare un’idea della dimensione dell’energia eolica accumulata. Negli Stati Uniti abbiamo 50 Stati. Tre di questi stati – North Dakota, Kansas e Texas – hanno sufficiente energia eolica accumulata da poter facilmente soddisfare i bisogni elettrici nazionali. Perciò non si tratta di capire se c’è abbastanza energia eolica o meno. Esiste una riserva enorme di energia eolica. C’è inoltre una riserva enorme di energia solare, e il più importante sviluppo in questo campo fu annunciato nel luglio del 2009, quando una dozzina di società europee annunciò un nuovo progetto per lo sviluppo delle risorse del solare del Nord Africa, e per l’integrazione del Nord Africa e dell’Europa in un’unica rete di distribuzione. Questo gruppo di aziende, dirette da Munich REA, Munich Re Insurance, insieme alla Deutsch Bank, Siemens, ABB e un discreto numero di altre aziende ben conosciute, crearono questa nuova organizzazione. Lo scopo era sviluppare una strategia per accumulare le risorse del solare del Nord Africa, con un relativo piano finanziario. L’aspetto impressionante di tutto ciò è ancora una volta la dimensione del progetto. Come ha fatto notare l’Algeria, nel loro deserto, che è la parte più vasta del loro paese, hanno accumulato sufficiente energia solare da poter alimentare l’economia mondiale. Non solo l’economia algerina o quella europea: bensì l’economia mondiale. Questa affermazione potrebbe suonare come un errore matematico, ma non lo è. È un indicatore di quanta energia solare c’è nel mondo. Nella letteratura energetica si sottolinea questo punto e si evidenzia che il sole che scalda la terra produce in un’ora abbastanza energia per alimentare l’economia mondiale per un anno. Anche se abbiamo considerato solo l’energia eolica o solare, non abbiamo nemmeno menzionato l’energia geotermica, che ha un enorme potenziale di per sé. Stiamo guardando a un futuro in cui possiamo alimentare l’economia mondiale attraverso l’energia eolica, l’energia solare e l’energia geotermica e prevedere un futuro più radioso e più pulito di quello che conosciamo ora. Possiamo farlo senza distruggere il sistema climatico della terra. Un’altra interessante nuova tecnologia è sul lato dell’efficienza. Infatti esistono due nuove tecnologie che ci permettono di aumentare drasticamente l’efficienza con cui utilizziamo l’energia. Nel campo dell’illuminazione, per la maggior parte dell’ultimo secolo, abbiamo tutti utilizzato lampadine ad incandescenza, che sono notoriamente inefficienti. Non sono cambiate di molto dalla loro prima realizzazione per mano di Thomas Edison, ormai più di un secolo fa. Ma ciò che abbiamo ora, dopo parecchi anni, è un bulbo fluorescente compatto, che riduce l’uso dell’elettricità del 75% se comparato a un’incandescente. Ma abbiamo una tecnologia ancora più efficiente, chiamata LED, o diodi a emissione luminosa. I LED, se utilizzati correttamente, combinati anche a sensori di movimento, spegneranno le luci in una stanza in assenza di persone. Inoltre stiamo puntando a una potenziale riduzione dell’uso dell’elettricità per l’illuminazione del 90% rispetto al livello di utilizzo della stessa con le lampadine a incandescenza. È un enorme vantaggio. Vediamo un simile potenziale anche nell’industria automobilistica dove, per la maggior parte dell’ultimo secolo, l’unica opzione possibile era rappresentata da un motore interno a combustione, sia esso a benzina o diesel. Ora, improvvisamente vediamo auto ibride ed elettriche apparire sul mercato. La cosa eccitante è che un motore elettrico usa solamente un terzo dell'energia adoperata da un motore a combustione interna. Così ancora, abbiamo un salto qualitativo che otteniamo se cambiamo i motori delle nostre macchine da motori a combustione interna in motori elettrici. Se siete interessati a risparmiare energia, e ad aumentare l'efficienza energetica, questo è un grande momento da vivere. Perché noi ora abbiamo nuove tecnologie che ci permettono riduzioni enormi nell'uso dell'energia. Ho fatto solo due esempi, parlando di illuminazione di trasporto. Ma potremmo parlare degli elettrodomestici per i quali sono possibili anche risparmi incredibili.
Chiudere tutte le centrali elettriche a carbone:
Nel complesso dell'intera economia possiamo ridurre drasticamente l'uso di energia e le emissioni di carbonio e nel frattempo stabilizzare il clima per le generazioni future. Spesso mi sono posto questa domanda: “Visto tutti i problemi che affrontiamo nel mondo, come può uno essere ottimista? Come potete essere speranzosi per il futuro?”
. Io spesso torno indietro e rileggo la storia economica della seconda guerra mondiale. 7 dicembre 1941. Attacco a sorpresa dei giapponesi a Pearl Harbor, nelle Hawai. Una grande parte della flotta del Pacifico degli Stati Uniti era ancorata a Pearl Harbor nel momento dell'attacco. Quasi tutte quelle navi vennero affondate. Fu un'iniziativa militare molto riuscita per i giapponesi. Ma quello che fece realmente fu portare gli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale, sia in Asia che in Europa. Il 6 gennaio 1942, un mese dopo l'attacco a Pearl Harbor, il presidente Roosevelt, nel suo "Discorso sullo Stato dell’Unione" tracciò lo schema degli obiettivi di produzione delle armi negli Stati Uniti. Egli disse: “Noi stiamo per produrre 45.000 carri armati, 60.000 aeroplani e migliaia di navi”. Gli americani non si interessarono alla cosa perché eravamo ancora nel 1942, in piena depressione economica. Quello che Roosevelt ed i suoi consulenti sapevano era che, a quel tempo, la più grande concentrazione del potere industriale nel mondo era nell'industria automobilistica degli Stati Uniti. Così dopo il suo discorso sullo Stato dell'Unione, quando presentò questi obiettivi straordinari per la produzione di armi egli chiamò i capi dell'industria e disse: “Poiché voi rappresentate una così grande parte della nostra capacità industriale, vogliamo contare molto su di voi per raggiungere questi obiettivi nella produzione di armi”. E loro dissero: “Bene Signor Presidente, noi faremo tutto quello che possiamo ma sta diventando difficile produrre automobili e anche tutte queste armi…” e lui disse: “Non capite. Stiamo per vietare la vendita delle automobili negli Stati Uniti”. Ed è quello che esattamente accadde. A partire dall'inizio del 1942 fino alla fine del 1944, sostanzialmente, non ci furono automobili prodotte negli Stati Uniti. Ma abbiamo superato ognuno di quegli obiettivi per la produzione di armi. L'obiettivo era di produrre 60.000 aerei. In realtà, producemmo 229.000 aerei. Aerei da combattimento, aerei per il trasporto delle truppe, aerei per il trasporto di merce, aerei da ricognizione, voglio dire, fu straordinario. Anche oggi, l'idea di un Paese che produce 229.000 aerei è difficile da immaginare. Il punto di questa storia è che non ci vollero decine di anni per ristrutturare l'economia industriale degli Stati Uniti. Non ci vollero anni. Fu una questione di mesi. Se quindi noi potessimo fare lo stesso, se noi potessimo ristrutturare totalmente l'economia industriale degli Stati Uniti in una manciata di mesi, allora potremmo ristrutturare l'economia energetica del mondo nei prossimi dieci anni, per stabilizzare il clima della Terra. Quello che ora è nuovo è che noi siamo in una situazione dove dobbiamo andare oltre, facendo solo dei cambiamenti nel modo di vivere. Le persone spesso mi chiedono: "Cosa posso fare?" E loro si aspettano che io dica: "Ricicli i suoi giornali, cambi le sue lampadine...". E così via. Queste cose sono importanti, ma noi adesso dobbiamo cambiare il Sistema. Dobbiamo diventare politicamente coinvolti. Scegliete un argomento che è importante per voi. Lavorate per la chiusura della centrale elettrica a carbone nella vostra comunità. Unitevi a una delle organizzazioni che lavorano per stabilizzare la popolazione nel mondo. Sviluppate un programma sistematico di riciclaggio totale nella vostra comunità, perché, se abbiamo un riciclaggio completo, riduciamo drasticamente il nostro consumo di energia. Scegliete un argomento che è importante per voi. Trovate alcuni amici che condividono quell'interesse e lavorateci sopra. Negli Stati Uniti questo è successo negli ultimi tre anni, da quando è nato un movimento potente che vieta la costruzione delle centrali elettriche a carbone. Più di 120 centrali elettriche a carbone, che erano state progettate, ora sono state cancellate dalle liste a causa di questo sforzo. Infatti, non potremo mai più concedere una licenza per un'altra centrale elettrica a carbone negli Stati Uniti. Ora questo movimento sta entrando nella fase due del programma, che prevede di chiudere le attuali centrali elettriche a carbone. C'è una lunga lista probabilmente di almeno 30, forse più, centrali elettriche a carbone negli Stati Uniti che verranno chiuse nei prossimi anni e l'obiettivo è di chiuderle tutte, non solo negli Stati Uniti, poiché questo movimento sta diventando internazionale. Così, se volete lavorare ad un obiettivo importante, lavorate per chiudere le centrali elettriche a carbone. Possiamo rimpiazzarle con i parchi eolici, con l'energia solare, con le centrali elettriche di energia geotermica, con le centrali elettriche solari. È completamente realizzabile, ma voi ed io dobbiamo esserne coinvolti. La cosa è in questione per salvare la civiltà stessa e questo non è uno sport per spettatori. Tutti dobbiamo venirne coinvolti.
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mercoledì 29 settembre 2010
mercoledì 21 luglio 2010
Yona Friedman - L'architettura di Sopravvivenza
Un testo che sicuramente consiglio di leggere, sebbene non condivida pienamente ogni suo contenuto, è L'Architettura di Sopravvivenza, di Yona Friedman.
E' interessante come l'architetto esponga delle forti correlazioni tra i concetti di povertà/ricchezza, uguaglianza/disuguaglianza e architettura.
Friedman si pone tantissime domande e cerca di rispondere ad ognuna di queste, suggerendo nuove soluzioni per tentare di risolvere i problemi della nostra società molto spesso legati all'architettura, rivoluzionando non solo il concetto stesso di architetto, che a suo avviso dovrebbe porsi solamente come figura professionale in grado di aiutare l'abitante nell'autopianificazione e autocostruzione, ma addirittura l'intera società.
La critica che l'autore muove in primis alla società e all'architettura occidentale è l'aver deciso di violentare l'ambiente a proprio piacimento anzichè tentare di adattarsi ad esso.
La continua fame di crescita tecnologica e di sfruttamento di risorse esauribili porterà a grandi sconvolgimenti del nostro pianeta (già in atto) fino a che l'uomo dovrà decidere di cambiare rotta se vuole realmente sopravvivere:
"Là dove la persuasione dei saggi non riesce a far applicare i provvedimenti che essi propongono , la penuria insegnerà ben presto agli abitanti della terra come mettere in atto queste misure, non appena la necessità si farà pressante."
E continua fino a concludere che:
"L'unico modo per sopravvivere in futuro potrebbe proprio essere imparare a essere poveri, ma non è facile."
mercoledì 10 giugno 2009
La rivincita del legno
E' un materiale resistente quanto l'acciaio, biodegradabile, capace di sopportare terremoti e incendi. Comodo da lavorare come la plastica, resiste per millenni immerso nell'acqua e può essere trasformato in nuovi materiali. Si può piegare come il ferro, ma può tornare alla forma di partenza senza perdere elasticità... [...]
In un'epoca così attenta all'ecologia e al risparmio, nulla è meglio del legno: il più antico dei materiali da costruzione e, allo stesso tempo, quello maggiormente proiettato nel futuro.
“Definire il legno come un unico materiale è un errore” avverte Marco Fioravanti, docente di struttura e caratteristiche del legno all'Università di Firenze. “Le sue varietà sono migliaia (l'uomo ne utilizza circa 150) e altrettante sono le sue caratteristiche: ci sono legni rigidi, pieghevoli, ultraresistenti...”.
Affinata negli anni, l'architettura del legno è diventata sempre più complessa e sofisticata: e ancora oggi se ne usano le strutture base come la capriata. Nata nei primi secoli dopo Cristo nell'arte Paleocristiana, permette di costruire tetti senza imprimere spinte laterali alle pareti, totalmente assorbite dalla catena: così si chiama la “trave” orizzontale sopra la quale pende il “monaco”, l'elemento che tira verso il basso i puntoni sui quali si regge il tetto vero e proprio. [...]
La tecnologia lamellare permette di creare travi su misura, senza il vincolo della ricerca del tronco giusto, si sega il legno a formare assi dello spessore voluto, poi incollate con resine polimeriche.
Il risultato finale è un materiale strutturale con una resistenza paragonabile a quella dell'acciaio ma col vantaggio del minor peso: un metro cubo di legno lamellare pesa meno di 500 Kg, uno di acciaio oltre 7.500 Kg. Senza contare la sua importanza nelle sale da concerto, per la sua straordinaria capacità di assorbire i suoni eliminando i fastidiosi “riflessi” delle pareti.
Altra caratteristica sorprendente del legno è la sua resistenza al fuoco [...] “Indubbiamente il legno brucia. Ma una casa in legno, bruciata, resta in piedi: una con le travi in acciaio, colpita da un incendio, cede di schianto quando l'acciaio raggiunge una temperatura tale da provocarne non la liquefazione, ma la perdita della capacità portante. [...]
In Italia, il Cnr ha creato a Trento un istituto che si occupa della valorizzazione del legno e delle specie arboree, l'Ivalsa (www.ivalsa.cnr.it). Qui si effettuano in laboratorio prove di resistenza all'acqua e al fuoco. E proprio qui è nato l'esperimento, poi realizzato in Giappone, di costruire una casa interamente in legno capace di resistere a un terremoto di magnitudo 7,2. [...]
Quando le caratteristiche di un legno non soddisfano tutti i requisiti desiderati, l'uomo ha imparato ad assemblarne di differenti, creando proprio con il legno i primi “nuovi materiali” a partire dalla fine dell'800. E' il caso del compensato, realizzato ricavando fogli sottili di legno (abete, betulla, pioppo...) e incrociandone le fibre: così le sue caratteristiche meccaniche (come la resistenza) non si trasmettono più in una sola direzione (quella delle fibre, nel senso di crescita del tronco) ma vengono “compensate” ortogonalmente. O il truciolato, usato nell'industria dei mobili di oggi, derivante da scarti di lavorazione tenuti insieme da colle e, a volte, “nobiliati” da sottili pannelli di legno pregiato o plastica. O ancora la faesite (detta anche masonite) costituita da pannelli di truciolato pressati e incollati a strati, e il paniforte, fatto di due strati sottili di legno pregiato che chiudono “a sandwich” listelli incollati di legno più resistente.
Ma l'inventiva dei ricercatori non finisce qui. Si va dal legno armato per costruzioni [...] a quello liquido [...]: è una bioplastica derivata da lignina, cellulosa ed emicellulosa, mescolate con fibre di lino o canapa e con l'aggiunta di cera naturale, danno origine a un materiale granulare che può essere fuso e colato in stampi per realizzare giocattoli. [...]
Insomma, dal legno derivano non uno, ma tantissimi materiali tecnologici ed ecologici. Ma se per ottenerli si tagliano alberi, come si fa ad eliminare l'impatto ambientale?!
Scegliendo legname da foreste ecosostenibili: nelle quali, cioè, il taglio degli alberi è compensato da maggiore piantumazione. [...]
Bisogna fare attenzione a non incentivare il commercio delle specie vietate [...], oppure scegliere il legname derivante... da altro legname.
Come ha fatto il mantovano Mauro Saviola, imprenditore che ricicla cassette di frutta, bobine di cavi e vecchi mobili producendo pannelli truciolari.
Tratto dall'articolo “La rivincita del legno” di Carlo Dagradi, su Focus di Giugno 2009.
In un'epoca così attenta all'ecologia e al risparmio, nulla è meglio del legno: il più antico dei materiali da costruzione e, allo stesso tempo, quello maggiormente proiettato nel futuro.
“Definire il legno come un unico materiale è un errore” avverte Marco Fioravanti, docente di struttura e caratteristiche del legno all'Università di Firenze. “Le sue varietà sono migliaia (l'uomo ne utilizza circa 150) e altrettante sono le sue caratteristiche: ci sono legni rigidi, pieghevoli, ultraresistenti...”.
Affinata negli anni, l'architettura del legno è diventata sempre più complessa e sofisticata: e ancora oggi se ne usano le strutture base come la capriata. Nata nei primi secoli dopo Cristo nell'arte Paleocristiana, permette di costruire tetti senza imprimere spinte laterali alle pareti, totalmente assorbite dalla catena: così si chiama la “trave” orizzontale sopra la quale pende il “monaco”, l'elemento che tira verso il basso i puntoni sui quali si regge il tetto vero e proprio. [...]
La tecnologia lamellare permette di creare travi su misura, senza il vincolo della ricerca del tronco giusto, si sega il legno a formare assi dello spessore voluto, poi incollate con resine polimeriche.
Il risultato finale è un materiale strutturale con una resistenza paragonabile a quella dell'acciaio ma col vantaggio del minor peso: un metro cubo di legno lamellare pesa meno di 500 Kg, uno di acciaio oltre 7.500 Kg. Senza contare la sua importanza nelle sale da concerto, per la sua straordinaria capacità di assorbire i suoni eliminando i fastidiosi “riflessi” delle pareti.
Altra caratteristica sorprendente del legno è la sua resistenza al fuoco [...] “Indubbiamente il legno brucia. Ma una casa in legno, bruciata, resta in piedi: una con le travi in acciaio, colpita da un incendio, cede di schianto quando l'acciaio raggiunge una temperatura tale da provocarne non la liquefazione, ma la perdita della capacità portante. [...]
In Italia, il Cnr ha creato a Trento un istituto che si occupa della valorizzazione del legno e delle specie arboree, l'Ivalsa (www.ivalsa.cnr.it). Qui si effettuano in laboratorio prove di resistenza all'acqua e al fuoco. E proprio qui è nato l'esperimento, poi realizzato in Giappone, di costruire una casa interamente in legno capace di resistere a un terremoto di magnitudo 7,2. [...]
Quando le caratteristiche di un legno non soddisfano tutti i requisiti desiderati, l'uomo ha imparato ad assemblarne di differenti, creando proprio con il legno i primi “nuovi materiali” a partire dalla fine dell'800. E' il caso del compensato, realizzato ricavando fogli sottili di legno (abete, betulla, pioppo...) e incrociandone le fibre: così le sue caratteristiche meccaniche (come la resistenza) non si trasmettono più in una sola direzione (quella delle fibre, nel senso di crescita del tronco) ma vengono “compensate” ortogonalmente. O il truciolato, usato nell'industria dei mobili di oggi, derivante da scarti di lavorazione tenuti insieme da colle e, a volte, “nobiliati” da sottili pannelli di legno pregiato o plastica. O ancora la faesite (detta anche masonite) costituita da pannelli di truciolato pressati e incollati a strati, e il paniforte, fatto di due strati sottili di legno pregiato che chiudono “a sandwich” listelli incollati di legno più resistente.
Ma l'inventiva dei ricercatori non finisce qui. Si va dal legno armato per costruzioni [...] a quello liquido [...]: è una bioplastica derivata da lignina, cellulosa ed emicellulosa, mescolate con fibre di lino o canapa e con l'aggiunta di cera naturale, danno origine a un materiale granulare che può essere fuso e colato in stampi per realizzare giocattoli. [...]
Insomma, dal legno derivano non uno, ma tantissimi materiali tecnologici ed ecologici. Ma se per ottenerli si tagliano alberi, come si fa ad eliminare l'impatto ambientale?!
Scegliendo legname da foreste ecosostenibili: nelle quali, cioè, il taglio degli alberi è compensato da maggiore piantumazione. [...]
Bisogna fare attenzione a non incentivare il commercio delle specie vietate [...], oppure scegliere il legname derivante... da altro legname.
Come ha fatto il mantovano Mauro Saviola, imprenditore che ricicla cassette di frutta, bobine di cavi e vecchi mobili producendo pannelli truciolari.
Tratto dall'articolo “La rivincita del legno” di Carlo Dagradi, su Focus di Giugno 2009.
martedì 26 maggio 2009
Erg: l'isola dove gli stipendi sono in Kwats
La parabola dell'isola di Erg costituisce il primo capitolo di Fuels Paradise, un saggio scientifico/divulgativo di economia dell'energia scritto dal fisico Peter Chapman. Scopo della trattazione è la messa in discussione del modello di sviluppo del Regno Unito (e più in generale delle nazioni industrializzate) a partire dall'analisi dei costi energetici di produzione delle merci e dei consumi nazionali.
Erg è un'isola del Mediterraneo la cui capitale è Joule. Prima del 1922 l'isola aveva commercio quasi esclusivamente con l'Italia.
Nel 1922, con l'avvento di Mussolini al potere, il governo socialista di Erg ruppe tutti i rapporti commerciali e diplomatici con l'Italia e si rivolse alla Francia per forniture di combustibile e macchinari. Questi scambi si interruppero nel 1930 con la grande crisi economica delle grandi nazioni industrializzate conseguente al crollo di Wall Street.
Dal 1930 al 1945 (fine della seconda guerra mondiale) l'isola di Erg rimase completamente tagliata fuori dal resto del mondo organizzandosi in un sistema di economia autosufficiente. Tale sistema vige ancora oggi e si chiama sistema xat.
Il sistema xat si basa:
a) su un'economia statale centralizzata per quanto riguarda le industrie principali (carbone, acciaio, agricoltura) e l'industria manufatturiera (macchinari agricoli, prodotti chimici, vetro, carta etc.);
b) su un sistema produttivo artigianale decentrato (la maggior parte dei beni di uso domestico viene prodotta dalle migliaia di isolani che lavorano in proprio);
c) sulla marcata sufficienza alimentare di ogni isolano, grazie all'orto annesso ad ogni casa.
E' previsto per ogni isolano un periodo di lavoro obbligatorio nelle industrie statali della durata di quattro anni.
Il governo assicura a ciascuno una rendita in Kwats inversamente proporzionali alla produttività del suo orto. In questo modo viene incoraggiata doppiamente la coltivazione dell'orto domestico, sia attraverso la raccolta diretta dei frutti del lavoro sotto forma di cibo e combustibili, sia attraverso la diminuzione delle imposte. La filosofia del sistema è infatti questa: se una persona non produce abbastanza per se stessa, allora il governo ottiene attraverso le imposte un'entrata extra per supplire alla mancata produzione privata (naturalmente i lavoratori a tempo pieno dell'industria statale ricevono una rendita supplementare, comprensiva della possibilità di lavorare in proprio). In complesso quasi la metà del cibo necessario alla popolazione viene coltivato nei 120 Kmq di orti privati.
La densità di popolazione è di 1/4 di quella di una nazione europea tipo. La popolazione è stazionaria e dal 1930 il regolamento edilizio proibisce la costruzione di nuove case.
Dice un giornalista inglese che vive nell'isola: "Il contrasto tra Londra e Joule è lampante appena si sbarca dall'aereo all'aeroporto di Joule. Il principale edificio dell'aerostazione assomiglia più a un'enorme fattoria gallese che a un centro di comunicazione col resto del mondo. Costruiti in pietra, con soltanto alcune finestrelle, gli edifici sono in stridente contrasto con le strutture di vetro e cemento che ci siamo lasciati alle spalle poco tempo fa. La maggior parte dei passeggeri appena arrivati lascia l'aeroporto su taxi trainati da cavalli. Questi taxi sono usati soprattutto da visitatori, mentre gli isolani preferiscono spostarsi da un luogo all'altro in bicicletta, con tricicli e perfino con autobus a pedali. La strada che porta in città è spaziosa e mai congestionata dal traffico. Da un lato le case sono vicine alla strada mentre dall'altro, quello meridionale, vi sono ampi giardini lunghi 40 o 50 metri. La maggior parte delle case, come gli edifici dell'aeroporto, sono fatte di pietra, con un tetto singolo incatramato e solidamente ricoperto di vetro. Ma l'immagine più toccante è quella dei mulini a vento. A Joule ci sono tanti mulini a vento quante sono le antenne televisive di un quartiere londinese delle stesse dimensioni... ogni casa ha il suo mulino..."
Come ci dicono in modo trasparente il nome dell'isola e della sua capitale, nonchè l'unità di misura degli stipendi e rendite statali che è il Kwat, ci troviamo in una società la cui struttura è basata sulla logica dell'uso razionale dell'energia ( carbone, sole, vento, forza muscolare animale e umana) e delle risorse piuttosto che sul mercato. Siccome le risorse primarie disponibili sono fissate dalla dimensione dell'isola, ne consegue che la popolazione è stazionaria.
Ecco una risposta agli attuali problemi ecologici di inquinamento ed esaurimento progressivo delle risorse mondiali.
Per quanto riguarda la struttura produttiva dell'isola va poi osservato che non esiste l'industria privata e che all'industria centralizzata di stato si affiancano le mille attività artigianali decentrate praticate dai singoli (tecnologie a piccola scala) in un sistema complessivo che si muove tra collettivismo socialista e autonomia individuale di stampo anarchico. Ecco una seconda risposta ai mali presenti: abolizione della competitività produttiva e commerciale attraverso una produzione basata sui bisogni reali della popolazione. Gli abitanti di Erg non fanno un unico mestiere per tutta la vita: lavorano solo per quattro anni a tempo pieno nelle fabbriche di stato, poi coltivano la terra e praticano una forma di attività artigianale scelta in base alle proprie inclinazioni. Ed ecco una terza risposta alla società industriale del XX secolo: riduzione al minimo del lavoro coatto e ripetitivo affinchè alla fissazione e specializzazione dei ruoli subentri il lavoro creativo.
[...]
Dal Libro di Maria Bottero: Progetto Ambiente - Maggioli Editore
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